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Il maltempo che nei primi dieci giorni di novembre 2012 ha colpito l’alta Toscana e il levante Ligure ha scatenato immense precipitazioni piovose ed un forte vento di libeccio che si è abbattuto sulla costa.



Questo concatenarsi di eventi ha provocato frane, smottamenti e piene dei corsi d’acqua che hanno trasportato a valle e di conseguenza in mare, tonnellate di piante e detriti che inevitabilmente, grazie all’intenso moto ondoso, si sono depositati sulle spiagge versiliesi, in particolar modo su quella di Forte dei Marmi, che alcuni giorni fa si è trovata ricoperta in maniera del tutto eccezionale da un’estesa massa di tronchi, rami e legname vario.



Questo evento, certamente non felice perché legato ad una calamità naturale, mi ha stimolato per tornare a fotografare, dopo parecchio tempo, sulla spiaggia di casa mia, dove sono cresciuto.



Anche se non profondamente convinto di farlo sono partito a piedi, armato di cavalletto, fotocamera e un solo obiettivo ed ho cominciato a camminare lungo questa “foresta morta” sulla spiaggia.



La prima intenzione era quella di documentare fotograficamente un evento singolare, forse mai visto prima, poi mano a mano che procedevo, scavalcando, talvolta a stento, tronchi e rami, la visione della situazione si è trasformata da catastrofica ad artistica, ed ho cominciato a vedere con altri occhi.



La forza della natura ha accumulato alberi, piante e rami in maniera casuale e contorta conferendo alla spiaggia un aspetto degno di un girone dell’inferno dantesco: enormi tronchi strappati alla terra adesso giacciono sulla spiaggia ammassati tra loro in posizioni del tutto innaturali, come se una violenta morte li avesse puniti gettandoli in un ambiente ostile alla loro sopravvivenza.



Ancora passeggiando faticosamente ho incontrato alcuni cumuli di legna, creati dai proprietari degli stabilimenti balneari che fin da subito hanno cominciato la pulizia dell’arenile.



Più che semplici mucchi di detriti somigliano ad enormi sculture naturali, che l’una di fianco all’altra, sorvegliano la spiaggia.



Sembrano la versione marina di Arte Sella, una manifestazione internazionale in un bosco della Valsugana dove artisti provenienti da tutto il mondo realizzano continuamente opere tridimensionali ottenute con sassi, foglie, rami o tronchi; un luogo suggestivo e pacifico tanto che la cantante Elisa lo ha scelto per girare il suo film-documentario Ivy.



Man a mano che la luce del tramonto si fa avanti le cataste assumono sembianze più tetre e drammatiche, osservandoli allineati in silhouette contro l’infuocato cielo del crepuscolo appaiono come roghi pronti all’esecuzione di streghe ed eretici.



Gli insegnamenti della fotografia si fanno avanti: tutto cambia aspetto e atmosfera, a seconda del punto di vista ed al variare della luce.



Realizzato con fotocamera Canon Eos 5DmarkII, obiettivo Canon 17-40L f4, treppiede Manfrotto 055 con testa a sfera.