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Stories

Colori, mare, oasi, montagne, cultura, deserto, sole, città, spiagge, palme, storia, profumi, ospitalità, sapori, natura, arte.
E’ il Marocco.
E’ il paese che ti resta dentro.
Ho attraversato solo una piccola parte del Marocco ma è bastato per lasciarmi ricordi indelebili.
Atterrati a Marrakesh abbiamo ritirato l’auto e ci siamo spinti subito verso la catena montuosa dell’alto Atlante, percorrendo un’ottima carreggiata che inizialmente attraversa distese ricoperte di alberi di argania, una pianta endemica marocchina coltivata dalla popolazione berbera dell'Atlante che ha sempre utilizzato l'olio di argan per le sue virtù alimentari e cosmetiche.
Come il tè, anche l'olio di argan viene tradizionalmente offerto ai forestieri insieme al miele in segno di ospitalità.



Lasciate le piantagioni la strada letteralmente si arrampica lungo i fianchi di maestose e spettacolari montagne e si comincia ad assaporare la vera atmosfera dell’Alto Atlante e del Marocco sconfinato.
Il nostro percorso è una striscia d’asfalto tra le rocce che continua a salire fino al Col du Tichka un passo a 2260 m.s.l. dove l’ambiente circostante ricorda le Alpi, in questa zona le montagne svettano altissime verso il cielo, siamo poco lontani dal monte Toubkal che con i suoi 4167 m.s.l. è la seconda cima africana più alta dopo il Kilimanjaro.



D’ora in poi la strada sarà una dolce discesa che in circa 95 chilometri conduce fino a Ouarzazate, la porta del deserto; lungo il percorso si può osservare infatti come il paesaggio muta gradualmente, come le rocce si trasformano in ciottoli, e poi in sabbia, come la montagna muta in deserto.
Ouarzazate non si trova in pieno Sahara, ma vi si respira l’aria, il vento caldo trasporta quotianamente la sabbia fine delle dune ed i colori sono già quelli del deserto.
Da quando in questi luoghi nel 1962 fu girato Lawrence d’Arabia, Ouarzazate è una delle mete preferite per le riprese cinematografiche, per questo è soprannominata la Hollywood del Marocco.
Intorno alla cittadina sono stati ricostruiti luoghi storici e famosi come templi romani, statue egizie, templi tibetani e addirittura il tempio di Gerusalemme in scala 1:1; qui hanno sede gli Atlas Corporation Studios che hanno dato vita, negli anni, a molti film tra cui “Il gioiello del Nilo” (1985), “007 zona pericolo” (1987), “Il té nel deserto” (1990), “Il Gladiatore” (2000) e vari documentari storici ed archelogici tra cui, uno di questi, su Cleopatra regina d’Egitto.
Gli Studios, sono ampi ed imponenti ma sembrano abbandonati, non c’è alcun movimento come ci si aspetterebbe.
Niente lascia trapelare di ciò che accade dentro questo magico mondo di celluloide.
Solo due imponenti sculture alle porte indicano la maestosità del luogo.
E’ veramente strano vederli in mezzo al nulla.



Poco più avanti si arriva nella cittadina vera e propria, che si presenta relativamente moderna, fondata negli anni Venti dai francesi, come centro militare ed amministrativo.
Ci troviamo nella valle del Dadès, all’incrocio con la valle Draa, nella zona centrale del Marocco, a ridosso del deserto sabbioso del Sahara, essendo gennaio il clima è ottimo, caldo ma non afoso e l’atmosfera è magica.
Ci fermiamo a dormire in un ottimo riad, con piscina centrale circondata da mille profumatissime bouganville ed immerso in un fresco palmeto.



Nella periferia di Ouarzazate, in direzione di Tinerhir, si incontra un interessante complesso: la Casbah Taourirt, abitata sino a poco dopo gli anni Trenta anche da alcuni membri della dinastia reale marocchina, servi e operai.
Oggi è un interessante complesso visitabile, una delle più belle costruzioni in argilla compattata del Marocco, sia per le sue proporzioni che per le sue squisite decorazioni; una parte della Kasbah è stata restaurata dall’Unesco.



Procediamo ancora in direzione est, verso il deserto e verso il confine con l’Algeria e sebbene il sole sembra essere l’unico padrone dei luoghi, esistono delle oasi e delle valli fertili che restituiscono il paesaggio alla vita.
La nostra prossima destinazione è Zagora, l’ultima vera cittadina sulla mappa, prima della fine della strada asfaltata, prima del deserto e delle prime alture algerine.
Altri 160 chilometri di strada, (N.B. non esistono autostrade da queste parti quindi i tempi per gli spostamenti son piuttosto lunghi) che ci portano attraverso la grandezza delle cime e le creste del Djebel Sarhro con il culmine al passo di Tizi n'Tinififft a 1660 s.l.m. da cui scendendo si osserva la splendida valle del Draa con lo spettacolo del nastro verde delle oasi, circondato dal rosso delle rocce che si perde nella foschia.



Zagora è una piccolo centro, di costruzione piuttosto recente, non offre meraviglie da visitare ma è l’ultimo avamposto prima dell’immensità del deserto Sahariano, infatti vi si trova un grande cartello che annuncia: da qui 52 giorni a Timbuktu ovviamente a piedi o in cammello, attraverso le piste nel deserto, ma l'informazione la dice lunga sulla posizione di frontiera di questa sperduta città della valle del fiume Draa.



Il giorno dopo partiamo per la solitaria (e un po’ incosciente) scoperta della magia del Sahara sperando di poter incontrare e parlare con gli uomini 'blu', le popolazioni touareg che da qui compiono le carovane del deserto che collegano le popolazioni del centro africa con quelle del nordafrica.



Dopo circa 90 chilometri si incontrano svariati cartelli che con insistenza avvisano della vicinanza con il deserto e che di lì a poco la strada si sarebbe interrotta; quando improvvisamente l’asfalto cessa e lascia posto ad una pista sterrata e polverosa, con un po’ di magone nella pancia, chiudo i finestrini e tiriamo dritto intravedendo all’orizzonte il primo Erg, gli arabi chiamano così i classici gruppi di dune del Sahara.



E poi, finalmente ci siamo, procedere ancora in auto sarebbe rischioso, le ruote affondano nella sabbia fine, ci togliamo le scarpe e ci arrampichiamo a perdifiato su per le dune, siamo soli, il sole di gennaio è caldo, il silenzio è assordante e il solo suono che si sente è quello della sabbia trasportata dal vento che ci accarezza il corpo.
La sensazione è unica ed indescrivibile; ogni cosa, ogni posto è lontano da noi, la mente si libera e la pace totale ci pervade, guardando verso l’orizzonte ci rendiamo conto di quanto questa nostra terra sia stupenda ed immensa, è tutto bellissimo e saremmo rimasti a contemplare questo spettacolo per giorni.
Ma non possiamo rimanere, l'indomani ci aspetta l’esatto contrario, a 480 chilometri di distanza: Marrakech.



“E’ una sinfonia di luce e colori, profumi ed odori, suoni ed urla, confusione e gente che sembra uscita da un libro di avventura.
Marrakech è una girandola di forti emozioni: o la si ama o la si odia come un amore tradito o mai consumato, come il profumo inebriante della rosa tardiva della Valle del Dales.
Marrakech è una città seducente, elettrizzante; stupisce per il contrasto tra l’umanità che si incontra per strada e che affolla l’immensa medina e i colorati souk, che si accalca nei mercati all’aperto e nei piccoli bar per assaporare un the alla menta.
E poi i suoi giardini, angoli preziosi, quasi inaspettate oasi di pace e relax.
Un viaggio a Marrakech significa vivere qualcosa di magico, quasi fuori dal tempo, suadente ed emozionante, in sospeso fra la vitalità del caotico centro e la raffinata seduzione di antichi palazzi, di dimore dalla bellezza indescrivibile che regalano atmosfere soft.
Dimore come i riad, case tradizionali che la leggenda vuole essere la rappresentazione dell’eden. Marrakech a cavallo tra fascino e mistero.”

Questa è Marrakech; ho tratto queste righe da un catalogo di un famoso tour operator e ritengo che restituiscano in poche parole la precisa idea di cosa e come sia questo luogo.



Non nego che sia una città “difficile” il caos è totale: nella medina dove le strade sono strette, sono dei vicoli, si circola a piedi, a dorso d’asino, con carrette, con bici o addirittura con motorini rombanti, quindi il primo consiglio è di porre molta attenzione a quando ci muoviamo.
Nel souk ma anche nel resto della città i venditori sono asfissianti, propongono ogni genere di merce o di alimento, trattano sul prezzo e sono piuttosto insistenti, questo però fa parte della loro cultura è il loro modo di fare commercio, quindi va messo in conto quando ci si reca in Marocco, la cosa buona è che hanno una memoria visiva infallibile quindi offrono la vendita una sola volta.



La medina è un vero labirinto, lasciate perdere ogni cartina o mappa, neanche su quella troverete tutte le strade che oltretutto sono senza nome e scarsamente illuminate di notte, non abbiamo incontrato grandi pericoli, ma il consiglio è di non muoversi mai soli la notte, trasportare cose di valore vicino al corpo, tipo in uno zaino o all’interno della giacca e non dare troppa confidenza a nessuno, ma neanche farsi vedere timorosi, risposte decise e ferme convinceranno i vostri interlocutori a desistere da ogni azione spiacevole.
Se siete pronti ad affrontare questi piccoli ostacoli potete visitare Marrakech, chi invece è viaggiatore alle prime armi è bene che la eviti o che visiti solo la famosa piazza Djemaa El-Fna oppure ci vada con una guida od un tour di gruppo.



Djemaa El-Fna è il cuore pulsante di Marrakech, per certi aspetti dell’intero Marocco, ne riassume i tempi, il divenire del giorno e della notte; tra le sue attrazioni si perdono i turisti e i viaggiatori, ma soprattutto vi passano l’esistenza, ogni giorno, gli uomini e le donne di Marrakech, come in un palcoscenico all’aria aperta.
E’ la piazza del mercato ed è qui che si svolge la vita sociale, culturale e turistica della città.
Di giorno vi si esibiscono artisti, danzatori, incantatori di serpenti, musicisti, cantastorie ma potete incontrare anche dentisti ambulanti, venditori d’acqua o di cianfrusaglie, tatuatrici all’henne e venditori di datteri di infinite qualità o di spremute d’arancia fatte sul momento.
Ogni giorno dal lunedi alla domenica.
Ma al calar del sole tutto sparisce, tutto si trasforma.



La piazza è letteralmente invasa da una moltitudine di carretti che una volta aperti si trasformano in ristoranti con tanto di cucina, griglia, panche e tavoli.
La piazza diviene il luogo per una cena collettiva avvolta nei fumi dei bracieri e negli odori di pesce, carne, verdure, zuppe e spezie.
Pane arabo e bevande rigorosamente analcoliche completano la cena, la festa, la notte.
Una Festa che si tiene ogni notte in questa piazza, il cui nome, Djemaa El-Fna secondo una delle sue interpretazioni, significa raduno dei morti, dall’uso di un tempo di svolgervi le pubbliche esecuzioni, con le teste dei condannati lasciate in mostra come esempio per gli altri.



Tutto questo è Marrakech.
Tutto questo è il Marocco.
Una terra di contrasti, talvolta dolce, talvolta arida; che va dal mare al deserto attraverso maestose montagne, che è ospitale e riservata, gelosa e generosa.
Sicuramente affascinante e magnetica, da scoprire nuova ogni volta che la si visita.



NOTE TECNICHE:

Ho portato in Marocco due corpi macchina, una full frame ed una APS più quattro obiettivi: Canon 17-35L 4, Canon 24-105L is 4 e Canon 50 1.4, Canon 70-200L is 2.8, e devo ammettere che li ho usati tutti in base alla luce o a quello che intendevo riprendere.
Credo che forse avrei potuto fare a meno del 70-200, l’ho usato solo per rubare qualche ritratto, in Marocco è difficoltoso fotografare le persone quindi l’ho fatto quasi sempre di nascosto, dunque se volete portare a casa qualche bel primo piano vi serve un ottica lunga per scattare con discrezione, altrimenti, come sempre sostengo, non appesantitevi troppo.
Il doppio corpo macchina invece è sempre una sicurezza in caso di guasto ad uno dei due.
Un treppiede, tassativamente leggero, avrebbe fatto comodo.
Indispensabile invece, almeno per me, il polarizzatore circolare, che ha giocato un bel ruolo con i colori nella fotografia di paesaggio.



INFO UTILI

Lingua: la lingua ufficiale è l'arabo. Altre lingue parlate sono il francese, spagnolo e dialetti berberi, poco diffuso l’inglese.

Fuso orario: -1 ora rispetto all'Italia

Valuta: la moneta del Marocco è il dirham (Dh). Negli aeroporti e nei maggiori hotel si trovano Uffici di Cambio. Sono accettate le principali carte di credito.

Prefisso telefonico: 212/347/646/718/917

Vaccinazioni: Non sono necessarie vaccinazioni obbligatorie, ma sono consigliate quelle per difterite e tetano, epatite virale A, epatite virale B, febbre tifoide, rabbia in base alle zone che si desidera visitare e allo stile di tour che si intende intraprendere.

Nelle città del Marocco l'acqua del rubinetto è trattata con cloro, quindi è in genere sicura da bere.
Nei piccoli centri è consigliabile consumare solo acqua in bottiglie sigillate oppure bevande calde.
In Marocco il rischio di malaria è molto limitato, tranne che nel periodo maggio-ottobre in alcune aree rurali della provincia di Chefchaouen.

Religione: Musulmana sunnita al 99%.

Documenti necessari:
Per i cittadini italiani non occorre il visto per soggiorni inferiori ai 90 giorni. Il passaporto deve avere validità residua di almeno sei mesi.



COME ARRIVARE

In aereo:
Molte città europee sono collegate con le principali città del Marocco con aeroporti internazionali, come Casablanca, Rabat, Marrakech, Agadir, Fes, Tangeri, Essaouira, Ouarzazate, Oujda. Le compagnie aeree che arrivano in Marocco sono: Air France (AF), Alitalia (AZ), British Airways (BA), KLM, Sabena (SN), Lufthansa (LH) e Swissair (SR). La compagnia aerea del Marocco è la Royal Air Maroc.
Oggi è inoltre possibile raggiungere il Marocco dall'Italia con VOLI LOW COST; prenotando con discreto anticipo o scegliendo periodi di bassa stagione il costo del volo si aggira sul centinaio di euro.

Via Mare:
Si possono raggiungere i porti di Tangeri e Sebta da città come Sète (Francia), Algeciras (Spagna) e Genova.



In auto:
Si può arrivare in Marocco partendo da Malaga o Algeciras, in Spagna e attraversando in traghetto fino a Tangeri.

Trasporti interni:
Le principali città marocchine sono collegate da una buona rete ferroviaria, che offre rapidità e puntualità. Ci si può spostare anche con i taxi collettivi (grand taxi) o con i bus.
Si possono noleggiare anche auto, veicoli 4x4, moto e anche pulmini per effettuare escursioni in modo autonomo.